“Fascino latino”. Perché produrre in Messico piace a tante aziende.

“Fascino latino”. Perché produrre in Messico piace a tante aziende.

Posizione geografica strategica, economia liberista, bassi costi della manodopera, mercato interno favorevole e riforme economiche sono potenti fattori di richiamo per le imprese.

Oggi il Messico è il paese più importante dell’America latina dopo il Brasile e la quattordicesima economia mondiale, oltre che il più grande produttore al mondo di televisori, il terzo di computer e il secondo produttore del continente americano – dopo gli Stati Uniti – di automobili. Secondo le valutazioni di Goldman Sachs e Nomura, nel 2020 il Messico sarà una delle dieci economie più importanti al mondo.

Si capisce dunque perché sono in continuo aumento le società che decidono di delocalizzare la produzione in questo paese, come ad esempio le italiane Pirelli, Fiat, Enel Green Power, Barilla, Ferrero, Techint, e diverse aziende di automotive del calibro di Mazda e Toyota, Volkswagen e Audi.


Incidono in maniera positiva la particolare posizione geografica, a cavallo fra il Sud America e gli Stati Uniti, e gli accordi di libero scambio siglati con più di 40 paesi del Nord e del Sud America, dell’Europa e del Giappone, fattori che rendono il Messico il trampolino di lancio ideale per le aziende che ambiscono ad allargarsi al mercato mondiale. In particolare, nel 1994 il North American Free Trade Agreement ha legato a doppio filo l’economia messicana a quella statunitense e canadese, mentre nel 2012 l’Alleanza del Pacifico ha agevolato gli scambi di beni, servizi, capitali e persone fra Messico, Colombia, Perù e Cile.

Il Messico ha poi un’ampia disponibilità di manodopera altamente qualificata e con stipendi inferiori a quelli cinesi di circa il 20%, oltre ad un mercato interno estremamente favorevole. Con una popolazione di 120 milioni di abitanti, elevati livelli di urbanizzazione, un innalzamento sempre maggiore del livello di vita e della classe ad alto e medio reddito, costituisce un target appetibile per i beni di consumo, inclusi i prodotti Made in Italy destinati principalmente ai consumatori più abbienti.

Dopo l’insediamento nel 2012 di Enrique Peña Nieto, le imprese hanno beneficiato delle numerose riforme del nuovo capo del governo, come la soppressione dell’imposta unica ed uno snellimento della burocrazia. Inoltre sono stati costruiti parchi industriali e centri tecnologici specializzati, e sono stati garantiti incentivi da parte delle istituzioni locali per le aziende che intendono sviluppare progetti di valorizzazione ambientale o sociale.

Un manager che opera nel mercato messicano deve essere dunque preparato ad affrontare gli importanti cambiamenti che si prospettano per il prossimo futuro, dimostrando di possedere una solida formazione di respiro internazionale, unita ad un’ approfondita conoscenza della realtà sociale – culturale del paese e del business environment.

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Postato il

25 gennaio 2016