La Cina: un paese in evoluzione e con interessanti opportunità per le aziende italiane

La Cina: un paese in evoluzione e con interessanti opportunità per le aziende italiane

Il 2015 è stato un anno significativo per la Cina che, se da un lato ha registrato una crescita economica lenta ed un RMB fluttuante, dall’altro ha investito massicciamente all’estero e si è confermata fra le mete più ambite per gli investimenti stranieri.   

Protagoniste dei cambiamenti del paese sono state anche le aziende italiane – in particolare le PMI – molte delle quali hanno mostrato una maggiore sensibilità a quelli che sono i diversi cicli di vita delle operation aziendali e alle stagioni economiche che condizionano le scelte a lungo termine. Le aziende più dinamiche hanno cominciato quindi ad assumere management che, oltre ad essere di diverse nazionalità, veniva selezionato con skill differenti a seconda delle fasi in cui esse si trovavano.

Inoltre numerose società hanno scelto la Cina come centro della loro attività. È questo il caso di Luxottica, che ha creato una region Asiatica spostando il proprio HQ da Singapore a Shanghai.

Per quanto riguarda il personale locale, le aziende straniere hanno continuato ad esprimere riserve dovute principalmente a scarse competenze a fronte di retribuzioni estremamente elevate.

Il governo ha introdotto delle linee guida nel 13° Piano Quinquennale 2016-2020 con lo scopo di riformare il sistema scolastico e di potenziare la ricerca, anche se molte società straniere hanno voluto accelerare autonomamente il processo di formazione. Numerosi neolaureati o con pochissima esperienza sono stati privilegiati rispetto a personale con esperienza pregressa ed inseriti quindi in programmi di preparazione professionale con contratti e incentivi, nell’ottica di un’assunzione di medio-lungo periodo.

Allo stesso tempo hanno assunto grande importanza i programmi di retention nei confronti di personale locale con elevata formazione, esperienza in società internazionali e a stretto contatto con management straniero, che è molto richiesto in particolare dalle aziende cinesi.

Rispetto ai neolaureati di 4 o 5 anni fa, i neolaureati di oggi affrontano i colloqui con le società avendo chiari i propri obiettivi e ponendo domande ben precise, e inoltre sono maggiormente consapevoli di quanto sia necessaria una buona formazione aziendale, preferibilmente all’estero. Le aziende italiane devono quindi presentarsi sul mercato locale con un progetto chiaro e credibile e con un’indicazione precisa di ciò che si aspettano dai candidati in termini di performance.

Nel corso del 2015 è avvenuto un ritorno ad un presidio italiano sulle posizioni aziendali chiave, in primis General Management e Finance. Mentre per profili commerciali sono privilegiate figure cinesi di alto livello, per ruoli gestionali e posizioni di coordinamento adesso la Cina punta a manager stranieri, soprattutto nel settore Retail e F&B.

Contemporaneamente, però, molti expat sono tornati in Europa e in America a causa dei pericolosi livelli raggiunti dall’ inquinamento in Cina, mentre numerose aziende stanno puntando a paesi come Singapore e Hong Kong per via di un regime fiscale sempre più pesante.

Nei prossimi 4 anni le grandi imprese, ma soprattutto le PMI italiane, dovranno dunque far fronte ai numerosi cambiamenti che stanno avvenendo nel mercato asiatico, gestendo le criticità e al tempo stesso cogliendo le opportunità che la Cina sarà in grado di offrire.

Chiara Altomonte, responsabile di Consea Fashion and Retail, approfondirà le tematiche affrontate in questo articolo in occasione della settima edizione del rapporto Annuale “La Cina nel 2016. Scenari e prospettive per le imprese”. L’incontro, organizzato dalla Fondazione Italia Cina, in collaborazione con Regione Piemonte, Camera di Commercio di Torino e Ceipiemonte, si terrà lunedì 18 luglio alle ore 14.30 presso il Centro Congressi Torino Incontra, Sala Giolitti, via Nino Costa 8, Torino.

Competenze

Postato il

16 luglio 2016